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domenica 5 febbraio 2012

DOCTOR 3: BLUE


Questo è un disco di qualche anno fa, ormai questo splendido gruppo non esiste più, ognuno dei suoi componenti ha spiccato il volo verso una carriera solistica o ha preso altre strade e altri compagni di viaggio. Resta comunque un album che mi piace molto e che periodicamente ritorna a girare all'interno del mio impianto hi-fi perchè secondo il mio parere resta sempre attuale e piacevole.
Questo album arriva dopo un periodo di silenzio e l'atmosfera è molto più raccolta e intima (blue, appunto). Come sempre ci avevano abituato, però, i tre pescano nel repertorio vario ed eterogeneo del pop italiano ed internazionale, e dopo aver catturato la melodia, la omogenizzano e la assimilano alla loro sensibilità e concezione musicale. Quasi sempre i temi sono in evidenza e facilmente riconoscibili, ma ci sono anche brani in cui la melodia è solo sottintesa, richiamata, suggerita qua e la. Si va da Burt Bacharach a Damien Rice, passando attraverso Luigi Tenco, Lucio Battisti, James Taylor, Francesco De Gregori,e , unico standard comune ad un gruppo jazz, la sempre magnifica My funny Valentine. Il trio si esprime su vertici assoluti, caratterizzati da intenso e costante interplay. I brani sono registrati alla Casa del Jazz di Roma durante tre serate (21-23 dicembre 2006), e come sempre, i tre dal contatto diretto con il pubblico sono stimolati a dare il meglio. La melodia è il fulcro intorno a cui ruota l'interpretazione. La pura melodia, restituita nella sua forma originale, senza troppi orpelli, variazioni, acciaccature o abbellimenti.

E quindi per una volta, nonostante siamo di fronte ad un album di jazz, l'improvvisazione (che pure è presente) non è il momento centrale della musica. Rappresenta, piuttosto, un collegamento tra l'esposizione del tema e la sua ripresa per la conclusione del brano. I soli sono dunque sempre di breve durata, introspettivi e serenamente languidi, mentre su tutto l'album aleggia lo spirito del Keith Jarrett Trio.

Blue è un album più maturo, più intimo, dove l'improvvisazione viene ulteriormente ridotta per privilegiare la forma-canzone, qui restituita praticamente intatta, e l'aspetto melodico.
C'è minimalismo e sintesi, rispetto alle quattro precedenti produzioni; c'è una limpidezza cristallina restituita in ogni nota, in ogni accordo, in ogni sfumatura armonica; è come se autori tanto distanti nel tempo e nello spazio (da Burt Bacharach a Francesco De Gregori, da Damien Rice a Luigi Tenco, da Rodgers & Hart a Mogol/Battisti, passando per Elmer Bernstein, James Taylor e John Williams….) suonassero tutti allo stesso modo, filtrati dall'anima dei musicisti e restituiti dai loro strumenti.

TRACK LIST

1 CLOSE TO YOU 3.55
(Burt Bacharach)



2 CANNONBALL 3.45
(Damien Rice)


3 MY FUNNY VALENTINE 3.19
(Rodgers / Hart)


4 FIRE AND RAIN 5.01
(James Taylor)

5 UN GIORNO DOPO L'ALTRO 5.40
(Luigi Tenco)

6 THE BLOWER'S DAUGHTER 4.36
(Damien Rice)


7 THEME FROM "TO KILL A MOCKINGBIRD" 6.37
(Elmer Bernstein)


8 DON'T LET ME BE LONELY TONIGHT 5.28
(James Taylor)

9 THEME FROM "SCHINDLER'S LIST" 6.45
(John Williams)


10 GENERALE 3.15
(Francesco De Gregori)


11 EMOZIONI 5.55
(Mogol/Battisti)


Musicisti:
Danilo Rea (Pianoforte)
Fabrizio Sferra (Batteria)
Enzo Pietropaoli (Contrabbasso)

domenica 15 gennaio 2012

ENZO PIETROPAOLI: YATRA

Oggi vi consiglio un disco recente (2011), album che ho ascoltato poco tempo fa e che già dalle prime note mi è piaciuto, come vi sarà già capitato, alcuni cd vi colpiscono subito, senza un motivo apparente, ciò mi è successo con Yatra,  il cui leader è Enzo Pietropaoli, contrabbassista di classe e veterano del jazz italiano, ha molteplici collaborazioni al suo attivo con i migliori jazzisti italiani, di certo quella più longeva e che gli ha dato maggior notorietà è quella in trio con Danilo Rea e Fabrizio Sferra nei Doctor 3. Dopo aver chiuso quella felice e fruttuosa esperienza, e alcune collaborazioni con altri artisti, ha voluto dar vita ad un quartetto in cui potesse esprimere le sue idee e le sue convinzioni. Per realizzare questo progetto particolarmente felice si è rivelata la scelta dei patners e in particolare della tromba lirica e venata di malinconia di Flavio Sigurtà, un giovane musicista che ad ogni prova discografica stupisce per la qualità del timbro, così antico nella forma e contemporaneamente così straordinariamente moderno e ricco di inflessioni nella sostanza. Anche la scelta delle composizioni è importante per la felice riuscita di questo album: accanto alle composizioni originali del leader, tutte improntate da ariose melodie e risolte con lirismo e attenzione ai minuti particolari, si rivela oltremodo felice anche la scelta dei brani pescati dal mondo del pop.
E' un disco che, secondo il mio parere, si ascolta con piacere, improntato molto sulla melodia che resta piacevole anche ascoltandolo varie volte. Ideale anche per i non addetti ai lavori o per i soli appassionati di jazz.


Il mare di fronte (8.15)
Brano di Pietropaoli che apre il disco, inizia con un breve intro del contrabbasso e subito il timbro magico di Sigurtà espone il tema, velatamente malinconico. Il lungo solo del piano, seppur mantenendo un sentimento blues, si spinge in situazioni armoniche al limite. Pietropaoli subentra con un solo più rilassato e disteso, accompagnato dalla batteria che deve dosare molto bene ogni battito di bacchetta.

Smooth and blues (9.12)
Anche questa traccia è composta dal leader, questa volta l'intro del contrabbasso è più nervosa, invece il tema esposto sempre da Pietropaoli è melodico. Di certo questo album mette in evidenza uno strumento molte volte sottovalutato dal pubblico. Il contrappunto della tromba crea una bella tensione, il tema, successivamente, viene ripreso dalla tromba. L'atmosfera blues aleggia per tutto l'album senza per questo poter dire che sia un album blues alla BB King. 
Pour que l'amour me quitte (4.02)
Prima cover del disco, composizione di Camille che viene esposta con l'archetto (un suono meraviglioso!) da Pietropaoli e ribadita dalla tromba, si inserisce a pieno titolo nel mood complessivo costruito su chiaro scuri e sottigliezze armoniche rimanendo principalmente nel filone delle ballads alle quali appartengono praticamente tutte e dieci le composizioni dell'album. 


Il cuore e l'azzurro (5.36)
Dolcissima l'esposizione del tema di Sigurtà, è stata una delle prime registrazioni che ho ascoltato di questo trombettista che pur non mostrando i "muscoli" con passaggi tecnici (che sicuramente sono nel suo repertorio) riesce a trasmettere un bel sentimento con il suo strumento. Tutto il brano è incentrato su di lui.

Onda minore (8.29)
Inizio esposto dalla tromba sordinata e dal contrabbasso. Il jazz italiano ha il merito di esser riuscito a trovare una sua dimensione, prendendo sicuramente alcuni elementi dal jazz americano, ma amalgamandoli con le reminescenze musicali dell'italianità ha fatto nascere un filone caratteristico. Questo brano, secondo me, ne è un esempio: si sentono punte di Sicilia, di blues, di canzone napoletana, di opera lirica, di swing.

Wise up (4.34)
Cover originariamente composta da Aimee Mann come colonna sonora del film Magnolia, in questa rilettura Pietropaoli le conferisce un senso di speranza, di ottimismo. Bel supporto viene dato dalla batteria di Paternesi al solo toccante del piano di Mazzariello. L'affiatamento dei musicisti traspare e di questo tutto l'album ne guadagna.
Wild Horses (5.05)
Cover dei Rolling Stones, completamente rivisitata rispetto all'originale, le chitarre vengono sostituite dal piano e il tema esposto dal contrabbasso invece che dalla voce di Jagger, la poesia però resta e resta alla grande! Forse il momento più alto dell'album, questo duetto tra pianoforte e contrabbasso è veramente una perla.

Tum ko dheka (4.52)
Canzone indiana scoperta per caso dal gruppo ad una cena in India, appena ascoltata hanno deciso di suonarla e di inciderla. Brano molto melodico e dolce, la tromba di Sigurtà sembra nata apposta per questo brano. Questo album, in effetti, mette un po' da parte il lato improvvisativo e cura molto di più il lato scritto di questi brani. Per molti cultori del jazz questo disco forse non rientrerebbe nemmeno nell'ambito di questo genere musicale, ma resto dell'idea che la bella musica, in qualsiasi forma, vada premiata.

Quella cosa in Lombardia (2.41)
Brano di Fiorenzo Carpi, compositore del '900, è uno dei fondatori assieme a Strehler del Piccolo Teatro di Milano. Negli anni 60' comporrà molte canzoni delle rappresentazioni del teatro milanese, questo brano è una di queste e Pietropaoli la riarrangia con un tocco di modernità, mantenendone, però, la vena di malinconia e tristezza.

Elliptical song (5.10)
Brano che chiude questo bel disco, spero che Pietropaoli continui con questo quartetto nel suo cammino discografico dandoci altre interpretazioni di livello come questa. Nessuna ricerca della novità ad ogni costo o di complesse strutture compositive ma una rilassata e amabile cantabilità giocata sul filo della grazia compositiva e della semplicità degli arrangiamenti. Pietropaoli si conferma leader senza protagonismi, onesto e abile artigiano di suoni e cesellatore di armonie. Un album da ascoltare e gustare per la limpidezza delle melodie e la qualità dei musicisti.

Musicisti:
Enzo Pietropaoli (Contrabbasso)
Fulvio Sigurtà (Tromba)
Julian Mazzariello (Pianoforte)
Alessandro Paternesi (Batteria)